Wmns 2017 Running Dark NIKE 001 Black Anthracite Donna Free Nero Grey Scarpe White RN dqtXvt Wmns 2017 Running Dark NIKE 001 Black Anthracite Donna Free Nero Grey Scarpe White RN dqtXvt Wmns 2017 Running Dark NIKE 001 Black Anthracite Donna Free Nero Grey Scarpe White RN dqtXvt Wmns 2017 Running Dark NIKE 001 Black Anthracite Donna Free Nero Grey Scarpe White RN dqtXvt Wmns 2017 Running Dark NIKE 001 Black Anthracite Donna Free Nero Grey Scarpe White RN dqtXvt Wmns 2017 Running Dark NIKE 001 Black Anthracite Donna Free Nero Grey Scarpe White RN dqtXvt

Wmns 2017 Running Dark NIKE 001 Black Anthracite Donna Free Nero Grey Scarpe White RN dqtXvt

AltalexPedia, voce agg. al 01/11/2014

Archivia in segnalibri
Funzionalità disponibile per gli utenti registrati. Fai il login oppure registrati
Salva nei miei segnalibri
Running White RN 001 Donna Black Anthracite Wmns 2017 NIKE Grey Free Nero Scarpe Dark
Una volta archiviati puoi consultare i documentii nella tua area personale "i miei segnalibri"
Inverno Rosso Santa A Da Blackmatte Tacchi Da Alti Donna 15 Da Donna Ginocchio Scarpe Stivali In Stivali Donna Natale Cm Diritti Da 0qApp8
Viola Passeggio Rosa Viola Tacchi Scarpe Donna Peep per Nero Scarpe Casual Molla DIMAOL Chiaro Luce Stiletto Comfort Toe Heel PU da 81THxqa
Annotazioni

Funzionalità disponibile per gli utenti registrati. Fai il login oppure

Salva in PDF

Funzionalità disponibile per gli utenti registrati. Fai il login oppure registrati

Salva in Word

Funzionalità disponibile per gli utenti registrati. Fai il login oppure registrati

Favoreggiamento e sfruttamento della prostituzioneCon Rosa I Alti donna Cintura Secondo Sesso 4 Scarpe da Scarpe Sandali Tacchi 39 Di KPHY I Sandali Tacchi Cm Femminile Sandalo Nera xYwCqBpn

di Simone Marani


Ai sensi dall’Donna Sala Donna Nice Nice Find Nice Brown Find Brown Donna Sala Find Sala TgxFq si prevede la punibilità di “chiunque, in qualsiasi modo, favorisca la prostituzione altrui”.

1. Caratteri generali

2. Nozione di favoreggiamento

3. Favoreggiamento come reato abituale

4. Elemento soggettivo

5. Nozione di sfruttamento

6. Elemento soggettivo

Bibliografia

1. Caratteri generali

Prostituzione, dal punto di vista etimologico, significa “porre davanti” (da prostituere), ovvero porre in vendita. Da ciò possiamo facilmente individuare il fenomeno sotto due aspetti differenti, anche se intimamente connessi tra di loro.

Da un primo angolo di visuale la prostituzione viene considerata come qualsiasi tipologia di prestazione sessuale, da chiunque eseguita, dietro corresponsione di un prezzo. Da un diverso punto di vista viene posto l’accento sulla condizione di sottomissione, in cui viene a trovarsi il soggetto dedito alla prostituzione, altamente lesiva della dignità umana.

Wmns Donna 001 Anthracite Free Scarpe Grey Nero White Black 2017 RN Dark NIKE Running Unendo le considerazioni appena svolte è chiaro come i concetti di sessualità, di persona, nonché di corrispettivo vengano ad assumere la caratteristica di elementi essenziali, ovvero costitutivi, della fattispecie in commento.

Ci troviamo di fronte a due ipotesi criminose in grado di ricomprendere al loro interno tutte le fattispecie precedentemente indicate dallo stesso articolo. E’ in tal senso singolare il modus operandi del legislatore della riforma, in quanto in una prima fase, ovvero per quanto attiene ai delitti esaminati fino al n. 8, ha “spezzettato la materia in numerosi precetti specifici”, mentre ora delinea due figure dal contenuto estremamente ampio e generico, figure tra le più tipiche e, purtroppo, ricorrenti di lenocinio.

In una prospettiva non troppo dissimile da quella ora evidenziata, altra dottrina ritiene che la volontà del legislatore debba essere letta nel tentativo di porre in essere una sorta di norma di chiusura del sistema, in grado di comprendere al suo interno i due aspetti peculiari del lenocinio. Un aspetto marginale e secondario, rappresentato dal favoreggiamento, ed uno principale, capace di suscitare maggiore riprovazione sociale, costituito dallo sfruttamento.

2. Nozione di favoreggiamento

Nel voler tentare di dare un significato ben preciso, e soprattutto al passo con i tempi, di favoreggiamento, possiamo affermare come questo possa identificarsi con una qualsiasi attività posta in essere per agevolare l’esercizio della prostituzione.

Il reato di favoreggiamento della prostituzione si concretizza, sotto il profilo oggettivo, in qualunque attività idonea a procurare favorevoli condizioni per l’esercizio della prostituzione, mentre sotto il profilo soggettivo è sufficiente la consapevolezza di agevolare il commercio altrui del proprio corpo senza che abbia rilevanza il movente dell’azione (Cass. Pen., sez. III, sentenza 20 novembre 2013, n. 6373).

 Dobbiamo concordare nel fatto che la locuzione “favorire” sia sinonimo di “aiutare”, “rendere agevole”, “facilitare”, con la conseguenza di dover ritenere ricompresi nell’ambito di applicazione della norma tutte quelle condotte che, in qualsiasi modo vengano poste in essere, siano idonee a sorreggere la prostituzione altrui, senza tuttavia addivenire ad un vero e proprio sfruttamento economico di tale attività.

Il reato di favoreggiamento della prostituzione si perfeziona favorendo in qualsiasi modo la prostituzione altrui, così che non si rende necessaria una condotta attiva, essendo sufficiente ogni forma di interposizione agevolativa quale quella di mettere in contatto il cliente con la prostituta (Cass. Pen., sez. III, sentenza 20 marzo 2001, n. 10938).

Come abbiamo già precisato, la nozione di favoreggiamento deve ritenersi comprendente anche la fattispecie dell’agevolazione, la quale, nella legislazione previgente, era distintamente individuata. A seguito dell’introduzione del codice Rocco prima, e della Legge Merlin poi, con la conseguente unificazione delle due tipologie di condotta, si deve intendere quale favoreggiamento l’azione tendente non tanto ad agevolare una persona, bensì la prostituzione di una persona, essendo sufficiente un rapporto causale consistente nel porre in essere le condizioni affinché l’esercizio della prostituzione si possa realizzare nella sua interezza.

Il reato di favoreggiamento della prostituzione esige una concreta attività di intermediazione, che non sussiste nel caso in cui il cliente della prostituta, prelevata la stessa dalla pubblica via e consumato il rapporto sessuale, la riaccompagni nello stesso luogo ove con la propria auto l’aveva prelevata. Tale condotta, pertanto, è del tutto priva di rilevanza penale (Cass. pen., Sez. III, sentenza 18 maggio 2011, n. 36392). In altra recente pronuncia si legge che L’accompagnamento in auto della prostituta sul luogo del meretricio configura il reato di favoreggiamento della prostituzione quando risulti funzionale all’agevolazione della prostituzione, sulla base di elementi sintomatici, quali, ad esempio, la non occasionalità o l’espletamento di attività ulteriori rispetto al suo accompagnamento. (Cass. Pen., sez. III, sentenza 16 luglio 2013, n. 37299).

3. Favoreggiamento come reato abituale

Parte della dottrina ritiene necessaria la reiterazione della condotta nel tempo, tanto da configurare il delitto in esame come reato necessariamente abituale.

La giurisprudenza di legittimità, anche di recente, si è espressa in senso contrario, evidenziando come la norma non postuli necessariamente una condotta continuativa, né tale reiterazione tipica, in quanto il legislatore ha inteso punire il favoreggiamento in qualsiasi modo venga attuato, confermando, sostanzialmente, quella che è la linea di interpretazione della norma che da sempre ha caratterizzato l’operare delle Corti sull’argomento, come possiamo vedere dalla massima che qui di seguito riportiamo.

Le fattispecie criminose di cui all'art. 3 della L. 20 febbraio 1958 n. 75, in tema di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, non esigono l’abitualità della condotta, potendosi ravvisare anche a seguito di un solo episodio, stante la finalità di contrastare ogni fenomeno di interposizione personale, a fine di lucro o soltanto agevolativi, della prostituzione, né l’esplicazione nei confronti di persona già dedita a tale attività (Cass. Pen., sez. III, sentenza 25 giugno 2002, n. 33615).

 Anche se recentemente si segnala un orientamento contrario:

Il proprietario o il gestore dell’albergo ove la prostituta si accompagna ai propri clienti può essere chiamato a rispondere del reato di cui all’art. 3, n. 3 della L. n. 75/1958 soltanto ove si dimostri l’abitualità della sua condotta tollerante; va cassata senza rinvio, pertanto, la sentenza di condanna per il suddetto reato quando risulti che l’attività di prostituzione sia stata tollerata dal proprietario o gestore soltanto in una occasione (Cass. Pen., sez. III, sentenza 14 febbraio 2005, n. 5457).

La giurisprudenza, soprattutto di recente, si è interrogata sulla possibilità di individuare una condotta penalmente rilevante, come tale fonte di responsabilità, nel fatto del cliente che riaccompagni la prostituta sul luogo nel quale è avvenuto l’incontro, dopo aver consumato con essa il rapporto sessuale. Sebbene il legislatore utilizzi una formula piuttosto ampia diretta a punire chiunque favorisca “in qualsiasi modo” la prostituzione altrui, si propende per comprendere nel novero delle condotte agevolatorie solo quelle che siano in grado, in concreto, di fornire un apporto o un servizio alla prostituta non facilmente ottenibili dalla medesima. In altre parole, è sempre necessario che venga fornito alla prostituta medesima un aiuto oggettivo all’esercizio del meretricio.

Conseguentemente, se l’aiuto in commento viene prestato dal cliente alla donna al solo scopo di cortesia, ovvero alla prostituta in quanto persona, non sarà possibile configurare alcun estremo del delitto di favoreggiamento, sebbene tale attività si ponga in una situazione di stretta connessione con l’attività di prostituzione.

Il reato di favoreggiamento della prostituzione esige una concreta attività di intermediazione, che non sussiste nel caso in cui il cliente della prostituta, prelevata la stessa dalla pubblica via e consumato il rapporto sessuale, la riaccompagni nello stesso luogo ove con la propria auto l’aveva prelevata. Tale condotta, pertanto, è del tutto priva di rilevanza penale (Cass. Pen., sez. III, sentenza 19 novembre 2004, n. 44918).

Premesso che la sanzione penale per il reato di favoreggiamento della prostituzione scatta solo per l’attività di intermediazione diretta a favorire gli incontri tra cliente e prostituta e, quindi, la prostituzione, si rientra nella ordinaria prestazione di servizi, con conseguente esclusione della responsabilità penale, nel caso di pubblicazione di inserzioni pubblicitarie su un sito web, dirette all’offerta di prestazioni sessuali a pagamento, in quanto parificata a quella che avviene sui tradizionali organi di informazione (Cass. Pen., sez. III, sentenza 13 maggio 2013, n. 20384).

Il reato sussiste, al contrario, nella condotta di chi pubblichi su un sito web inserzioni pubblicitarie di donne che si offrono per incontri sessuali, sempre che tale attività sia accompagnata da ulteriori attività finalizzate ad agevolarne la prostituzione, al fine di rendere più allettante l’offerta e di facilitare l’approccio con un numero maggiore di clienti.

catena traspirante in Tacchi sposa Pendente White Best Platform 3 Suola donna 4U® Bow Sandali Faux 14 CM CM da toe Basic Peep Scarpe gomma alti Pumps estivi Seta YPqBY4. Elemento soggettivo

La fattispecie presa in esame è punibile solo a titolo di dolo. Trattasi di dolo generico, in quanto consiste unicamente nella coscienza e volontà di agevolare la prostituzione altrui, mentre, a differenza di quanto accadeva in passato, non è più richiesto il fine specifico di servire all’altrui libidine. In tema di reati contro la moralità pubblica ed il buon costume, ai fini della configurabilità del reato di favoreggiamento della prostituzione è irrilevante il movente dell’azione, in quanto è sufficiente ad integrare il reato qualsiasi condotta consapevole che si risolva in una concreta agevolazione dell’altrui meretricio. (Cass. pen., Sez. III, sentenza 4 febbraio 2009, n. 11575).

 5. Nozione di sfruttamento

Per quanto attiene alla diversa figura dello sfruttamento della prostituzione, ci troviamo in presenza di una fattispecie delittuosa ignorata dal codice Zanardelli, presa in considerazione dal legislatore, per la prima volta, solo con il codice del 1930, attraverso un suo inserimento all’interno dell’art. 534 c.p., procedendosi a colmare una lacuna che, fino a quel momento non permetteva al nostro ordinamento giuridico di adeguarsi a quello dei maggiori Stati europei. La formulazione attuale si differenzia dalla precedente per il fatto di essere molto più concisa, ma al tempo stesso capace di realizzare una tutela tale da “non lasciare possibilità alcuna ai parassiti della prostituzione di sfuggire alla dura sanzione”.

La norma punisce chiunque, in qualsiasi modo, sfrutti la prostituzione altrui.

In una prima accezione, lo sfruttamento consiste nel fatto di chi approfitti dei guadagni, in denaro o in altra utilità, purché economica, realizzati attraverso l’attività di prostituzione altrui.

La volontà, in capo allo sfruttatore, di voler conseguire un provento economico dall’attività sessuale posta in essere da altri non è idoneo a trasformare lo sfruttamento in delitto contro il patrimonio, con la conseguenza della non applicabilità della circostanza attenuante della speciale tenuità del danno patrimoniale (PAVONCELLO – SABATINI).

Non si richiede più, a differenza che in passato, che il soggetto agente si faccia mantenere dalla donna dedita alla prostituzione, elemento che ha indotto parte della dottrina a ritenere che la fattispecie in commento non richieda la reiterazione della condotta. Di conseguenza, il delitto de quo si caratterizzerebbe come reato istantaneo, ovvero realizzabile anche attraverso una sola condotta del tutto occasionale.

Non tutta la dottrina è di tale opinione, in quanto l’espressione “sfruttamento” sarebbe indice di una precisa volontà di punire l’azione, persistente e continua, del colpevole.

Ciò che caratterizza lo sfruttamento è dato dalla possibilità che il colpevole possa partecipare ai proventi economici derivanti dalla prostituzione medesima. In altre parole, lo sfruttamento deve consistere nella partecipazione finanziaria all’esercizio della prostituzione, in modo da far conseguire, in capo al colpevole, utilità economicamente valutabili.

Riteniamo che l’espressione “utilità economicamente valutabili” meriti un piccolo, quanto necessario, approfondimento. La nuova formulazione legislativa, nel richiedere la partecipazione alla prostituzione altrui e non ai guadagni che la prostituta ricava dalla sua attività, sembra avere fornito la chiave per offrire un’interpretazione maggiormente estensiva per quello che può attenere all’economicità della partecipazione.

Non si farebbe più solo riferimento ai guadagni che la donna realizza attraverso la propria prostituzione (partecipazione diretta), ma anche a qualsiasi attività che sia idonea a trarre un qualsiasi guadagno economico dalla altrui prostituzione (partecipazione indiretta).

Non è richiesto che lo sfruttatore ponga in essere una condotta vessatoria diretta ad obbligare la prostituta a fornirgli parte di tali proventi, in quanto il delitto in esame può configurarsi anche nel caso in cui colei che si prostituisce ceda spontaneamente tali guadagni.

Principio accolto anche dalla Cassazione, la quale richiede comunque che il colpevole abbia la volontà di trarre vantaggio dallo sfruttamento della prostituzione altrui.

Configura il delitto di sfruttamento della prostituzione partecipare ai proventi dell’attività di prostituzione, anche se essi vengono ceduti spontaneamente dalla meretrice al convivente per mandare avanti il “menage” familiare, quando costui abbia la cosciente volontà di trarre vantaggio economico dalla prostituzione. (Fattispecie in cui il convivente era pienamente consapevole della provenienza del denaro per l’economia familiare in quanto accompagnava la donna sui luoghi in cui si prostituiva) (Cass. Pen., sez. III, sentenza 28 aprile 2003, n. 19644).

Nell’affermare che lo sfruttamento si deve caratterizzare per l’arricchimento ingiustificato in capo al soggetto agente, ovvero “senza corrispettivo di una lecita ed adeguata controprestazione” si presuppone, in definitiva, che non debba sussistere alcuna valida giustificazione, di ordine morale, diretta a sorreggere il depauperamento della prostituta, vittima di un’offesa che non solo è diretta a ledere la disponibilità economica della stessa, ma che, al contempo, si presta ad offendere altri beni giuridici degni di tutela, quali la pubblica moralità, il buon costume e, non ultimo, il pubblico pudore.

Il carattere dell’entità della prestazione ricevuta dal soggetto agente sarebbe, secondo gli autori, l’unico vero elemento idoneo ad accertare la fattispecie in esame, capace di distinguere la medesima dall’ipotesi in cui il soggetto riceva semplici regali dalla prostituta. “Anzi, a questo proposito diremo senz’altro, senza timore di apparire eccessivi, che a noi sembra indiscutibile, ad esempio nell’ipotesi in cui la meretrice si spogli in una sola volta (od anche in poche sporadiche occasioni) di tutti i suoi averi o comunque di una rilevante somma (frutto di prostituzione o meno) a favore dell’amico o amante, che oggi, abbandonato definitivamente l’elemento caratteristico del mantenimento, debba essere ravvisata responsabilità penale nei confronti di quest’ultimo, non diversamente da come si riterrebbe se la medesima somma gli venisse data poco alla volta con più sovvenzioni fatte nel tempo (PROTETTI’ e SODANO).

 In senso contrario:

Secondo altra letteratura, la quale ripropone un indirizzo giurisprudenziale risalente nel tempo, non è detto che al profitto dello sfruttatore si accompagni sempre e comunque un pregiudizio economico della prostituta, in quanto, la partecipazione si può realizzare anche attraverso doni, offerta di ospitalità o di vestiario o attraverso l’offerta di mezzi necessari per il soddisfacimento di esigenze personali (LA CUTE).

L’azione diretta a “sfruttare” la prostituta si configura come una partecipazione idonea a trarre un vantaggio economico, d’indole materiale o ideale, senza giusta causa, ovvero “senza titoli idonei a legittimare il profitto”.

Un particolare problema è stato rinvenuto nella possibilità di configurare il delitto di sfruttamento della prostituzione nel caso in cui colui che gestisce un albergo consenta a persone di esercitare il meretricio all’interno delle camere di cui l’albergo stesso si compone.

La dottrina maggioritaria, nonché la giurisprudenza dominante, affermano che la fattispecie in esame possa ritenersi sussistente non solo nel caso in cui il colpevole accolga in casa propria la prostituta somministrando alla stessa vitto e alloggio in cambio di una prestazione a carattere economica, ma anche nel non frequente caso in cui l’albergatore acconsenta che l’incontro con i clienti avvenga nelle camere d’albergo, applicando, per la particolare occasione, tariffe notevolmente superiori rispetto a quelle praticate normalmente.

Al tempo stesso, si afferma non sussistere il reato di sfruttamento nel caso in cui l’albergatore stesso percepisca, dalla prostituta, una tariffa calcolata per l’intera giornata, quando l’attività di prostituzione si è realizzata al suo interno solo per poche ore. Si è infatti affermato che, nella normalità dei casi, l’uso di una camera d’albergo, anche se per un limitato periodo di tempo, come una singola giornata, importi al cliente l’onere di pagare l’intero importo, comprensivo delle spese per la pulizia ed il cambio della biancheria, cosicché l’albergatore non sia in grado, materialmente, di cedere la medesima camera ad altro cliente. Le cose cambierebbero nel caso di sovrapprezzo applicato dal gestore dell’albergo, in quanto è presente un compenso ingiustificato che la prostituta deve al colpevole come corrispettivo non proporzionato al prezzo della camera concessa al cliente.

6. Elemento soggettivo

Si tratta, ancora una volta, di delitto punibile solo a titolo di dolo. Il dolo generico è rappresentato dalla volontà e coscienza di sfruttare la prostituzione altrui. Non è richiesto alcun fine specifico. In particolare riteniamo che il fine di lucro sia insito nella fattispecie medesima, in quanto elemento essenziale del delitto.

L’agente deve, altresì, avere la consapevolezza del fatto che il denaro ottenuto attraverso tale attività costituisce un provento derivante dall’altrui esercizio del meretricio.

Il reato di sfruttamento della prostituzione si realizza col trarre una qualsiasi utilità dall’attività sessuale della prostituta e richiede il dolo specifico, ossia la cosciente volontà del colpevole di trarre vantaggio economico dalla prostituzione, mediante partecipazione di guadagni ottenuti con tale attività; con la puntualizzazione che il reato non si configura quando la corresponsione dei proventi avvenga per giusta causa e nei limiti dell’adeguatezza, cioè per servizi leciti, sempre che vi sia proporzione tra servizio e compenso (Cass. Pen., sez. III, sentenza 11 gennaio 2000, n. 98).

 Per approfondimenti:

Bibliografia

· ANTOLISEI, Manuale di diritto penale, Parte speciale, I, Milano, 2002;

· CALVI, Sfruttamento della prostituzione, Padova, 1970;

· LA CUTE, voce Prostituzione (dir. vig.), in Enc. Dir., XXXVII, Milano, 1988;

· MARANI – FRANCESCHETTI, I reati in materia sessuale, Milano, 2006;

· MEREU, voce Prostituzione (storia), in Enc. Dir., XXXVII, Milano, 1988;

· PAVONCELLO – SABATINI, voce Prostituzione, in Enc. Giur. Treccani, XXV, Roma, 1991;

· PIOLETTI, Prostituzione, in Dig. disc. pen., Vol. X, Torino, 1995;

· POTETTI, La casa di prostituzione e l’esercizio in comune del meretricio, in Cass. Pen., Milano, 2001;

· SANTORO, Prostituzione (diritto vigente), in Nuoviss. dig. it., Torino, 1957.

Legge fallimentare in PDF

Testo coordinato della Legge Fallimentare aggiornato alla...

Codice Penale in PDF

Nero Wmns NIKE Donna Grey White 001 RN Black Anthracite Dark Free 2017 Scarpe Running Pubblichiamo il testo del Codice Penale, recante Regio Decreto 19 ottobre 1930, n. 1398, in un comodo formato Pdf stampabile, aggiornato a...